L'Idea

come e perché è nato il Progetto REX


Terminata la Super Randonnée di Cuneo del 2010 stavo bene: stanco si, ma non mi sentivo così stremato come invece avevo immaginato. Mi resi conto di aver forse risparmiato energie che se usate nel giusto modo avrebbero potuto farmi percorre qualche chilometro in più e magari anche un ultima bella salita. Certo, mi ero preparato per un percorso più impegnativo di quello previsto perchè la SR di quell'anno fu privata di alcuni tratti per problemi di viabilità, ma alla fine rimanevano nelle gambe quasi 400 chilometri e 10000 metri di dislivello. La Super Randonée fu il mio primo vero banco di prova in cui concentrai tutte le mie forze fisiche e mentali stando però molto attento a non superare certi limiti di stress. La mia paura era di non sapermi amministrare con il rischio di non riuscire a terminare la prova stessa.

Per questo, giunto al termine, pensai ò che con un allenamento più mirato e sopratutto limando e correggendo gli errori commessi in quell'occasione e di cui soltanto dopo ne fui conscio, avrei sicuramente migliorato la mia performance, fermo restando che tutto andasse per il verso giusto. Perché si sa che anche la fortuna ha la sua piccola parte che conta al fine di raggiungere uno scopo. Ogni volta che osservo la bella maglia rossa di finisher ricevuta all'arrivo provo una grande emozione. Fu comunque per me una prova superba.

Grazie ai consigli di un bravo preparatore atletico cambiai alcune cose fondamentali nel modo di alimentarmi e iniziai a seguire un preciso metodo di allenamento invernale che seguo tutt'ora.

Partecipai così al Tour Blanc nel luglio del 2011. Una randonée di 600 km, distanza che non avevo mai percorso fino ad allora e che era per me un'incognita; non mi rendevo conto se sarei stato in grado di stare per così tanto tempo in bicicletta superando oltre 10000 metri di ascesa totale. Conclusi con soddisfazione anche questo impegno e fu la prova del nove che confermò la mia buona preparazione.

Mi accorsi però di patire i tratti pianeggianti. Mi sembravano interminabili. Nonostante l'ottima compagnia del gruppetto di randoneur con i quali mi accompagnai per l'intero percorso, non vedevo l'ora che terminasse quel lungo tratto pianeggiante da Martigny a Briga. Desideravo al più presto iniziare la salita del Sempione verso cui ci stavamo dirigendo. Avrei preferito affrontare una salita in più anziché percorrere quel lungo tratto. Pensai che in una mia ideale randonnée avrei evitato strade di questo tipo.

E questo fu un proposito che cominciai a seguire anche nei miei successivi allenamenti. Pedalando nelle zone attorno casa mi accorsi di trovare facilmente ciò che andavo cercando. Ormai conoscevo abbastanza bene il territorio da poter unire le diverse salite dure ed impegnative sulle quali da tempo mi allenavo, con interessanti stradine secondarie che, oltre ad evitare l'incalzante, pericoloso e fastidioso traffico delle grandi strade, mi portavano ad attraversare la tranquilla e dolce zona pedemontana cuneese fatta di piccole frazioni, chiesette solitarie, cascine, enormi e interminabili boschi di castagni fino a raggiungere le alte quote montane con i grandi e stupefacenti panorami dei valichi alpini. Certo per fare ciò bisognava evitare di scendere in pianura accettando per questo di percorrere anche tratti dissestati e discese particolarmente impegnative.
Ma in realtà era ciò che stavo cercando: pedalare con la massima tranquillità mentale per concentrare tutte le forze nella ricerca del mio limite fisico. Si stava così delineando un percorso che si avvicinava sempre di più al mio ideale immaginario di randonnée che dall'uscio di casa, solcando salite più o meno lunghe e ripide raggiungeva i passi di alta quota al confine con la vicina Francia dove avrei potuto trovare ciò che mi mancava per mettermi davvero alla prova. Unire così i miei normali percorsi di allenamento con le mitiche salite del Giro d'Italia e del Tour de France non fu difficile.
I numeri del percorso che ormai avevo in mente mi spaventavano, ma insieme mi affascinavano. Questa era l'unica sfida con la quale volevo e dovevo misurarmi. L'avrei affrontata da solo dettandone io stesso le regole più ferree e alle quali ero certo di tenere fede fino alla fine.

Era nata la Randonnée più estrema alla quale non avessi mai partecipato e la decisione di compierla in solitaria spostava il limite ben al di là dei numeri.

Non cambiai nulla nella preparazione e nell'allenamento, soltanto fui molto più scrupoloso nel prevedere tutto ciò a cui andavo incontro. Con il tempo mi convinsi fermamente che con la mente sarei stato in grado di affrontarla, ma non sapevo per quanto fossi allenato e preparato come poteva rispondere il fisico ad un così lungo ed estenuante impegno. Stimai il tempo massimo entro cui avrei dovuto portarla a termine per dichiararmi "finisher" e decisi, nello stesso istante, che avrei cercato di impiegare di meno.

Avevo tutto l'inverno e la primavera successivi per concentrarmi su ogni dettaglio. Il 2 luglio del 2012 ero determinato, pronto, sicuro di iniziare un avventura per la quale mi ero preparato perfettamente bene.

Ora toccava a me... Alle 10 di quel giorno prese il via la 1^ Roccaforte Extreme.